Theory and History of Ontology (www.ontology.co)by Raul Corazzon | e-mail: rc@ontology.co

Aristotele, Categorie. Bibliografia degli studi Italiani

Contents

Bibliografia

  1. Apelt, Otto. 2020. La dottrina delle categorie di Aristotele. Macerata: Quodlibet

    A cura e con un saggio di Venanzio Raspa.

    Traduzione di Italo Cubeddu e Venanzio Raspa.

    "Il saggio di Otto Apelt (1845-1932) Die Kategorieenlehre des Aristoteles [La dottrina delle categorie di Aristotele] fu pubblicato nel 1891 all’interno di una raccolta di testi dell’autore intitolata Beiträge zur Geschichte der griechischen Philosophie [Contributi alla storia della filosofia greca]. Con esso Apelt prendeva posizione all’interno di un dibattito sulla dottrina delle categorie di Aristotele che aveva attraversato la filosofia di lingua tedesca per gran parte del xix secolo.

    Il saggio rappresenta il punto più maturo di tale dibattito e si pone quasi a suo suggello. Alla rigorosa analisi testuale e alla profonda conoscenza degli scritti aristotelici, Apelt unisce una tesi interpretativa forte, per mezzo della quale ci introduce con sapienza filologica e acume filosofico nella teoria delle categorie di Aristotele." (Venanzio Raspa, p. 11)

  2. Belardi, Walter. 1976. "Le Categorie aristoteliche e la cultura linguistica dell’epoca." De Homine no. 57:3-24

    Ripreso ed ampliato in W. Belardi, Filosofia, grammatica e retorica nel pensiero antico, Roma: Edizioni dell'Ateneo, 1985.

  3. ———. 1985. "Le Categorie aristoteliche tra grammatica e linguaggio." In Filosofia grammatica e retorica nel pensiero antico, 147-165. Roma: Edizioni dell'Ateneo

    Versione riveduta di: Le categorie aristoteliche e la cultura linguistica dell'epoca, De Homine, 57, 1976 pp. 3-24.

  4. Bernardini, Marina. 2009. "Modulazioni della sostanza aristotelica nelle Categorie." In La filosofia come servizio. Studi in onore di Giovanni Ferretti, edited by Mancini, R and Migliori, Maurizio, 144-164. Milano: Vita e Pensiero.

  5. Bonelli, Maddalena, and Guadalupe Masi, Francesca, eds. 2011. Studi sulle Categorie di Aristotele. Amsterdam: Adolf M. Hakkert

    Maddalena Bonelli e Francesca Guadalupe Masi: Prefazione 11;

    Prima Parte: Introduzione.

    Carlo Natali: Struttura e organizzazione del trattato aristotelico detto Categorie 17;

    Seconda parte: Saggi di analisi e commento.

    Paolo Fait: Aristotele, Categorie, 1. Omonimi, sinonimi, paronimi 33; Barbara Botter: Aristotele, Categorie, 2. Individuo e individuazione 51; Barbara Botter: Aristotele, Categorie, 3. La predicazione delle differenze 77; Carlo Natali: Aristotele, Categorie, 4. La lista delle categorie 89; Francesca Guadalupe Masi: Aristotele, Categorie, 5, 2a11-3a6. Sostanza prima e sostanze seconde 95; Stefano Maso: Aristotele, Categorie, 5, 3a7-4b19. Sostanza, differenza, contrari 113; Elisabetta Cattanei: Aristotele, Categorie, 6, 4b20-5b10. Le quantità in senso proprio 135; Francesca Guadalupe Masi: Aristotele, Categorie, 6, 5b11-6a35. Le caratteristiche della quantità 157; Maddalena Bonelli: Aristotele, Categorie, 7, 6a36-7b14. La prima definizione dei relativi e alcune loro proprietà 173; Diego Zucca: Aristotele, Categorie, 7, 7b15-8b24. Lo status aporetico dei relativi 191; Cristina Viano: Aristotele, Categorie, 8, 8b25-10a10. Stati e disposizioni, capacità e incapacità naturali, qualità affettive e affezioni 213; Stefano Maso: Aristotele, Categorie, 8, 10a11-11a39. Forma, qualità, relativi 229; Carlo Natali: Aristotele, Categorie, 9. Fare, subire e le altre categorie 245; Cristina Rossitto: Aristotele, Categorie, 10. Gli ‘opposti’ e la loro classificazione 249; Cristina Rossitto: Aristotele, Categorie, 11. La contrarietà 265; Lisa Bressan: Aristotele, Categorie, 12. I significati di ‘anteriore’ 289; Lisa Bressan: Aristotele, Categorie, 13. I significati di ‘simultaneità’ 305; Rita Salis: Aristotele, Categorie, 14. Il movimento e le sue specie 315; Rita Salis: Aristotele, Categorie, 15. La categoria dell’ ‘avere’ 327;

    Terza parte: Saggi critici.

    Jonathan Barnes: Aristotelian quantities 337; Walter Cavini: Vero e falso nelle Categorie 371;

    Indici 407.

    "Il volume si articola in tre parti. La prima parte contiene un saggio introduttivo curato da Carlo Natali sul tema e la struttura delle Categorie.

    La seconda parte riporta i saggi di analisi e commento ai diversi capitoli dell’opera, curati da Maddalena Bonelli, Barbara Botter, Lisa Bressan, Elisabetta Cattanei, Paolo Fait, Francesca Masi, Stefano Maso, Carlo Natali, Cristina Rossitto, Rita Salis, Cristina Viano, Diego Zucca. La divisione dei saggi, da un lato, riflette la divisione degli argomenti adottata durante il seminario, dall’altro, rispecchia l’esigenza di suddividere la tematica in unità più brevi e più adatte alla segmentazione e ai tempi delle lezioni o delle sessioni dei seminari universitari. In molti casi, perciò, uno stesso capitolo è stato suddiviso in due parti e affidato all’analisi di più studiosi. Ogni contributo, inoltre, è pensato per introdurre il lettore alle principali problematiche affrontate da Aristotele in ciascun capitolo dell’opera e per orientarlo nelle diverse posizioni e soluzioni critiche che si sono presentate sia nella tradizione esegetica antica che in quella moderna e contemporanea. Abbiamo lasciato che ogni autore interpretasse liberamente questa indicazione. Ne è risultata, tuttavia, con nostra soddisfazione, un’impostazione tutto sommato omogenea. I saggi dedicati ai primi nove capitoli dell’opera riportano una traduzione, per quanto possibile originale, del passo esaminato, un’analisi e una divisione degli argomenti trattati nella porzione di testo considerata, un esame puntuale del testo in forma, per lo più, di commento continuo. I saggi dedicati ai Postpraedicamenta, data la loro tematica e la loro articolazione interna del tutto peculiari, sono stati pensati diversamente dagli altri, vale a dire non come un commento continuo, bensì come un’esposizione complessiva del tema affrontato e della sua funzione nel contesto complessivo dell’opera.

    La terza parte è occupata da due articoli di approfondimento rispettivamente scritti da Jonathan Barnes e Walter Cavini e dedicati l’uno ad una riflessione teorica più generale sulla categoria della quantità e l’altro sulle nozioni di vero e falso nelle Categorie.

    Seguono ai contributi critici gli indici. Per quanto riguarda quest’ultimi, abbiamo optato per una soluzione il più possibile agile e minimale. L’indice analitico, in particolare, riporta solo le nozioni intorno a cui ruotano i saggi. L’indice delle fonti registra i passi tratti da opere diverse dalle Categorie effettivamente commentati e/o citati, nonché i passi delle Categorie discussi e citati nei saggi di Natali, Cavini e Barnes." (p. 13)

  6. Bonitz, Hermann. 1995. Sulle categorie di Aristotele. Milano: Vita e Pensiero

    Traduzione italiana di Über die Kategorien des Aristoteles (1853).

    Prefazione (7-9), introduzione (13-31), Nota bio-bibliografica (33-43), di Giovanni Reale; traduzione e indici di Vincenzo Cicero.

    "Bonitz ha scritto questo saggio che presento nel 1853, come ho già detto, proprio in polemica con Trendelenburg, rilanciando in modo massiccio la prima delle tesi sopra elencate (le categorie come figure dell’essere), cercando di darle una ben precisa coerenza e consistenza.

    (...)

    In questo saggio sulle categorie, Bonitz, seguendo un criterio metodologicamente assai corretto, non parte dalla discussione della tesi di Trendelenburg, che intende confutare, ma fa questo nella seconda parte, dopo aver stabilito, mediante una accurata analisi dei testi, quale sia il vero e proprio significato delle categorie e quale sia stata la via percorsa da Aristotele per stabilire la tavola di esse.

    In particolare, Bonitz vorrebbe, nella misura del possibile, rileggere e interpretare la problematica delle categorie aristoteliche senza lasciarsi condizionare dagli influssi dei vari ripensamenti teoretici delle medesime (errori in cui non pochi studiosi sono caduti), e quindi accertare in modo preciso quanto segue: la questione più importante è la seguente: quale significato aveva la dottrina in questione per lo stesso Aristotele, e in quale rapporto sta con l’impalcatura globale del suo pensiero? Solo a partire da questa domanda, infatti, sarà possibile misurare interamente l’ampiezza delle trasformazioni e delle evoluzioni che le singole dottrine hanno subito nelle fasi successive»(7).

    Ecco, allora, le due domande di fondo che Bonitz si pone: in primo luogo, bisogna stabilire quale sia oggettivamente il significato che le categorie di Aristotele assumono nei suoi testi; in secondo luogo, bisogna cercare di stabilire quale sia stata la via percorsa da Aristotele per giungere alla scoperta delle categorie.

    Per rispondere in maniera metodologicamente corretta a tali domande, dal momento che Aristotele non presenta nei suoi scritti una precisa definizione del concetto di «categoria», Bonitz nella prima parte del suo saggio(8) inizia con l’esame dettagliato di alcuni passi-chiave nei quali Aristotele nel discutere problemi di vario genere fa uso del concetto di «categoria», per giungere a una serie di chiarificazioni intorno a tutti i termini usati dallo Stagirita in connessione con tale concetto.

    Nella seconda parte del saggio(9), Bonitz cerca di ripercorrere, come ho già detto, quella via seguendo la quale Aristotele è pervenuto alla dottrina delle categorie, ed è proprio nel corso di questa parte che egli ingaggia una serrata polemica con la tesi di Trendelenburg." (Giovanni Reale, p. 15)

    (7) Infra, pp. 49-50.

    (8) Dal titolo II significato che le categorie assumono per Aristotele, cfr. infra, pp. 9-93.

    (9) Dal titolo La via percorsa da Aristotele per stabilire le categorie, cfr. infra, pp. 95-127.

  7. Botter, Barbara. 2010. "La predicazione delle differenze nelle Categorie di Aristotele." Journal of Ancient Philosophy no. 1:1-18

    Abstract: "In chapter 3 of the Categories Aristotle introduces a principle that is widely taken to assert the transitivity of the said-of relation. In this paper we shall show than something different may be going on in the transitivity principle that straightforward invocation of the transitivity of the said-of relation."

  8. Brentano, Franz. 1995. Sui molteplici significati dell'essere secondo Aristotele. Milano: Vita e Pensiero

    Tradzione italiana di Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles (1862).

    Prefazione, introduzione, traduzione dei testi greci, progettazione e impostazione editoriale di Giovanni Reale; traduzione del testo tedesco e indici di Stefano Tognoli.

  9. Cavini, Walter. 1979. "Categorie e predicazione in Aristotele." Annali dell'Istituto di Filosofia - Università di Firenze no. 1:1-16

    "Le Categorie aristoteliche contengono sia una teoria della predicazione ( e dei tipi di enti possibili) o Antepraedicamenta ( capp. 1-3), sia una teoria dei Praedicamenta o categorie dell'essere (capp. 4-9), che insieme formano il nodo essenziale di logica e metafisica, teoria del discorso apofantico e filosofia prima, caratteristico di tutto il pensiero aristotelico; nodo che nei Postpraedicamenta (capp. 10-15) viene

    a includere, in particolare con la nozione di' mutamento' (κίνησις), anche i principi della :fisica o filosofia seconda.

    (...)

    Si tratta dunque di delineare tali rapporti fra predicazione, categorie e copula in Aristotele." (pp. 1-3, note omesse)

  10. ———. 2011. "Un nuovo papiro delle «Categorie». PHarris I 2 e Arist. Cat. 10." In Papiri filosofici. Miscellanea di studi VI, 241-251. Firenze: Olschki.

  11. ———. 2011. "Vero e falso nelle Categorie di Aristotele." In Studi sulle Categorie di Aristotele, edited by Bonelli, Maddalena and Guadalupe Masi, Francesca, 371-406. Amsterdam: Adolf M. Hakkert

    "Nelle Categorie aristoteliche non compaiono mai i sostantivi ‘verità’ (ἀλήθεια) e ‘falsità’ (ψεῦδος), ma sempre gli aggettivi corrispondenti ‘vero’ (ἀληθής) e ‘falso’ (ψευδής o ψεῦδος usato come aggettivo) applicati agli enunciati dichiarativi (λόγοι) e alle credenze (δόξαι) che essi esprimono. Questo lavoro vuole essere una lettura mirata del testo aristotelico alla luce dei predicati semantici ‘vero’ e ‘falso’ allo scopo di delineare la teoria della verità e falsità soggiacente all’uso di tali aggettivi. La coppia di antonimi ‘vero’/‘falso’ ricorre nel testo aristotelico sia come coppia disgiuntiva ‘vero o falso’ sia come coppia

    congiuntiva ‘vero e falso’. Nel § 1 esamino il significato della coppia disgiuntiva ‘vero o falso’ sia applicata al singolo enunciato sia applicata alla coppia di enunciati contraddittori. Nel primo caso la coppia disgiuntiva ha valore disgiuntivo: ogni enunciato dichiarativo è vero o falso (Principio di Bivalenza); nel secondo caso invece ha valore distributivo: ogni affermazione e negazione opposte sono l’una vera l’altra falsa (Regola delle Coppie Contraddittorie). Nel § 2 esamino il significato che la coppia congiuntiva ‘vero e falso’ assume alla fine di Categorie 5, cioè quello di ora vero ora falso, in relazione al problema della va-

    riazione diacronica dei valori di verità degli enunciati e delle credenze, e del mero cambiamento à la Cambridge cui sono soggetti rispetto al cambiamento reale cui è soggetta la sostanza. Nel § 3, infine, esamino un passo di Categorie 12 in cui Aristotele enuncia sia i principi di discesa e ascesa semantiche (da essere vero a essere e da essere a essere vero), sia il principio di priorità causale di essere o non essere rispetto a essere vero o falso. La tesi che intendo sostenere è che vero e falso nelle Categorie, e in generale nel pensiero aristotelico, sono da considerarsi non proprietà ontiche o reali, ma proprietà logiche genuine degli enunciati e delle credenze che essi esprimono." (pp. 371-372, note omesse)

  12. Cicero, Vincenzo. 1994. "L'interpretazione linguistica delle categorie aristoteliche in E. Benveniste." In Adolf Trendelenburg. La dottrina delle categorie in Aristotele, 285-353. Milano: Vita e Pensiero

    Il problema moderno del filo conduttore grammaticale nell'interpretazione delle categorie di Aristotele.

    Friedrich Adolf Tredelenburg è stato il primo studioso a tematizzare in modo esplicito la possibilità che lo schema categoriale di Aristotele fosse il risultato di una deduzione sistematica condotta a partire da un principio ben definito. In particolare, la sua tesi per cui a far da guida nella costruzione di questo schema sarebbe stato, almeno in un primo momento, un filo conduttore grammaticale, ha costituito nel corso della seconda metà del XIX secolo un punto di riferimento imprescindibile, sebbene quasi sempre polemico, per tutti coloro che hanno rivendicato la presenza di un'impalcatura quanto meno organica nella dottrina delle categorie di Aristotele.(1)" (p. 287)

    (...)

    "È un fatto, però, che l'esito delle ricerche di Trendelenburg sia stato inequivocamente aporetico. Esso potrebbe riassumersi nel modo seguente: Aristotele sembra aver scoperto le categorie, in quanto predicati supremi, seguendo un filo conduttore grammaticale (un proteron pros hemas), cioè la scomposizione della proposizione, e precisamente l'analisi dell'espressione e della forma del giudizio; le categorie, però, hanno anche un significato «reale», ontologico, e perciò in diversi luoghi delle opere aristoteliche il fondamento generativo, ciò che è anteriore per natura (il proteron tei physei), è apparso come il vero punto di vista della classificazione; in conclusione, «alla questione, posta in termini aristotelici: in che misura questo "primo per noi" (proteron pros hemas) coincide con il "primo per natura" (proteron tei physei), ovvero in che senso se ne distingue?, non riceviamo alcuna risposta».(10)" (pp. 289-290)

    (...)

    "La nostra trattazione si propone piuttosto di collocare una volta per tutte il problema del filo conduttore grammaticale nella sua giusta dimensione speculativa, e in questo senso sarà dedicata prevalentemente ad un confronto diretto con le critiche «radicali» che Benveniste, prendendo lo spunto dalle categorie aristoteliche, ha mosso al pensiero filosofico in generale." (p. 292)

    (1) Cfr. l'elenco bibliografico riportato nel Saggio introduttivo di G. Reale, supra, p. 19, n. 7.

    (10) Trendelenburg, La dottrina..., supra, p. 270.

  13. Esposti Ongaro, Michele. 2005. "Dialettica e grammatica nella dottrina delle categorie di Aristotele." Elenchos.Rivista di Studi sul Pensiero Antico no. 26:33-64.

  14. Fait, Paolo. 2004. "La predicazione linguistica nelle Categorie di Aristotele." Rivista di Estetica no. 44:23-36

    "The paper deals with the relations of being said of and being in which are indirectly introduced in Aristotle's' Categories. Is Aristotle distinguishing two kinds of ontological predication, corresponding respectively to essential predication and accidental predication, or not? Unlike many interpreters who answer this question in the affirmative, I deny being in to be a kind of predication at all. My aim is to show that in the few passages of the Categories in which Aristotle has recourse to a generic concept of predication, covering both essential and accidental predication, what he has in mind is just linguistic predication. The problem with linguistic predications, however, is that sometimes they do not mirror their ontological underpinnings, thereby misleading people into such absurd positions as that held by the "late-learners" depicted in Plato's Sophist."

  15. Lugarini, Leo. 1955. "Il problema delle categorie in Aristotele." Acme.Annali della Facolta di Filosofia e Lettere dell'Universita di Milano no. 8:3-107

    Ristampato in volume, Milano: Nuvoletti, 1955.

  16. Maso, Stefano. 2008. "Come determinare la sostanza? Aristotele, 'Categorie' 5." Lexis no. 26:185-200

    "È noto a tutti gli studiosi di Aristotele che, intorno all’individuazione e alla definizione della sostanza, si gioca gran parte dell’ontologia aristotelica. Lo Stagirita affronta il problema a più riprese, in particolare nel capitolo V delle Categorie e nel libro VII della Metafisica. Si tratta di due opere molto diverse quanto a concezione, storia e tradizione. La prima, insieme ai Topici, è oggi pressoché concordemente riconosciuta autentica e ritenuta uno tra i primi lavori del filosofo (almeno tra quelli pervenutici), destinata a essere messa a disposizione dei discepoli per le indagini di fisica e metafisica.

    Appartenenti all’Organon, le Categorie infatti esibiscono immediatamente il loro carattere logico-linguistico, strumentale alla determinazione di ciò di cui ci si occupa allorché si fa filosofia e, insieme, all’analisi del linguaggio che tale ricerca e tale determinazione consente." (p. 185, note omesse)

  17. Negro, Camillo. 1960. "Note per una definizione del concetto di categoria in Aristotele, Cat . 1-5." In Miscellanea Adriano Gazzana. Vol. II, 5-22. Milano: Marzorati.

  18. Palù, Chiara. 2000. "Le definizioni dei relativi nelle Categorie di Aristotele: una risposta a David Sedley." Diánoia no. 5:39-55

    "This paper analyzes the two definitions of relatives in chapter 7 of Aristotle's Categories starting from David Sedley's recent article on this topic. In particular, using Simplicius's Commentary, I suggest some new arguments for Sedley's emendation at 8b18, which make it possible to read the expression 'aute e kephale' in the sense of the head in itself (a substance) in opposition to the head as a part of the body ('per accidens'). The consequence of this interpretation is that it changes the meaning of the second definition of relatives, making it able to distinguish between what is a relative as such and what is a relative accidentally."

  19. Ragnisco, Pietro. 1871. Storia critica delle categorie, dai primordi della filosofia greca sino ad Hegel. Firenze: Cellini

    Due volumi.

  20. Raspa, Vincenzo. 2020. "Categorie e linguaggio. Trendelenburg interprete di Aristotele." Paradigmi:294-297.

  21. ———. 2020. Origine e significato delle categorie di Aristotele. Il dibattito nell'Ottocento. Macerata: Quodlibet

    "Il presente volume verte su un singolo capitolo, breve ma significativo, della storia delle interpretazioni dei testi di Aristotele. Esso non vuole però essere solo un lavoro storiografico e, quindi, offrire uno sguardo complessivo sulla produzione filosofica e filologica che in un determinato periodo storico, precisamente nel xix secolo nei paesi di lingua tedesca, ha interessato la teoria delle categorie di Aristotele.

    Intende, invece, offrire uno strumento interpretativo utile per la comprensione di tale teoria e, allo stesso tempo, dare uno specifico contributo a una storia dei concetti filosofici. Il xix secolo non ha senz’altro esaurito il discorso sulla dottrina delle categorie di Aristotele, un discorso che è proseguito, proprio perché le interpretazioni date allora non sono apparse decisive, anche se non pochi risultati sono stati acquisiti; ma ha offerto al secolo successivo una scelta accurata del materiale su cui lavorare, nuove piste da esplorare, intuizioni da approfondire. Intraprendendo il tentativo di dipanare il groviglio di fili che, intrecciati, costituiscono il dibattito ottocentesco sulle categorie di Aristotele, questo piccolo volume intende, a sua volta, offrire un commento." (pp. 18-19)

  22. Reale, Giovanni. 1957. "Filo conduttore grammaticale e filo conduttore ontologico nella deduzione delle categorie aristoteliche." Rivista di Filosofia Neo-Scolastica no. 49:423-458

    Edizione riveduta col titolo: Filo conduttore grammaticale, filo conduttore logico e filo conduttore ontologico nella deduzione delle categorie aristoteliche e significati polivalenti di esse su fondamenti ontologici, in: Adolf Trendelenburg, La dottrina delle categorie in Aristotele, Milano: Vita e Pensiero, 1994, pp. 17-70.

  23. Rini, Enrico. 2010. "L'analisi aristotelica dei relativi." Rivista di Storia della Filosofia no. 65:623-656

    "Nel settimo capitolo delle Categorie Aristotele tratta della categoria dei relativi (τα πρός τι), fornendo degli enti che si dicono in relazione ą qualcos'altro una prima definizione, più grezza e approssimata, e poi una seconda definizione, finalizzata a risolvere i problemi derivanti dall'applicazione della prima: la prima definizione, secondo Aristotele, lascia infatti aperta la possibilità che le parti delle sostanze seconde possano rientrare nella categoria dei relativi. Cercherò qui di dare una ricostruzione plausibile dell'argomentazione aristotelica, provando a mostrare: (§1) quale sia la prima definizione dei τα πρός τι data da Aristotele, (§ 2) perché essa implichi l'ammissione di relativi nella categoria di sostanza (relativi sostanziali), (§ 3) perché i relativi sostanziali debbano essere esclusi e dunque perché la prima definizione debba essere rimpiazzata da una seconda. A questa ricostruzione teorica sarà affiancata una valutazione critica, mirata a sottolineare (§ 4) la connessione dei relativi con il problema dell'unità della definizione e(§ 5) l'insufficienza della seconda definizione in rapporto al problema che essa intende risolvere." (pp. 623-624)

  24. Sainati, Vittorio. 1968. Storia dell'Organon aristotelico. Firenze: Le Monnier

    Vol.1: Dai Topici al De interpretatione (1968); vol. 2: L'analitica - Parte I - La crisi epistemologica della Topica (1973).

    Nuova edizione del I volume a cura di Mauro Mariani, Pisa: Edizioni ETS, 2011.

    Ristampa del II volume nella rivista "Teoria" 13, 1993, pp. 1-117.

    Sulle Categorie: Vol. I, Cap. III, Le "Categorie" e la teoria della predicazione, pp. 146-198.

  25. Segalerba, Gianluigi. 2001. Note su Ousia. Pisa: Edizioni ETS

    Vol. 1 (Unico pubblicato).

  26. Seminara, Lauretta. 2002. "Aristotele: omonimia e sinonimia." Castelli di Yale no. 5:25-36

    "Vista l'importanza dell' omonimia nella filosofia aristotelica, è curioso costatare che solo nelle Categorie troviamo una definizione esplicita di enti omonimi e di enti sinonimi; secondo alcuni studiosi, peraltro, la definizione concernente gli enti omonimi non sarebbe per nulla chiara, e si riuscirebbe a capirne il senso solo con l'aiuto di scritti successivi alle Categorie. Oltretutto, tale definizione si trova proprio all'inizio del trattato e Aristotele non ci spiega se e come essa servirà nel seguito di questo. Del resto, vi sono state numerose discussioni, sia tra i commentatori antichi sia tra gli studiosi moderni, di quale sia l'oggetto dell'intero trattato Categorie - parole o enti e di che cosa siano le categorie stesse.

    Fatta questa premessa, vorrei ora esaminare la definizione di enti omonimi e di enti sinonimi data in Categorie 1 con lo scopo di mostrare che, al contrario di quanto molti ritengono, Aristotele, già nelle prime opere - le Categorie sono un'opera concordemente ritenuta dell' Aristotele giovane -, aveva una nozione di omonimia e di sinonimia ben definita." (p. 25)

  27. ———. 2004. "Omonimia e sinonimia in Platone e Speusippo." Elenchos.Rivista di Studi sul Pensiero Antico no. 24:289-320.

  28. Sillitti, Giovanna. 1985. "La concezione del pros ti e il problema degli enti astratti in Aristotele." Elenchos.Rivista di Studi sul Pensiero Antico no. 6:357-377.

  29. Sorbi, Luca. 1999. Aristotele. La logica comparativa. Firenze: Olschki

    Capitolo quarto: La coordinazione delle categorie, pp. 109-153.

  30. Trendelenburg, Friedrich Adolf. 1994. La dottrina delle categorie in Aristotele. Milano: Vita e Pensiero

    Traduzione italiana a cura di Giovanni Reale di Aristotle Kategorienlehre, primo saggio di Geschichte der Kategorienlehre, zwei Abhandlungen (1846).

    Saggio introduttivo di Giovanni Reale: Filo conduttore grammaticale, filo conduttore logico e filo conduttore ontologico nella deduzione delle categorie aristoteliche e significati prevalenti di esse us fondamenti ontologici (pp. 17-70).

    In appendice: A. Trendeleburg, De Aristotelis categoriis (1833), pp. 375-399.

    "Già nel 1833 [Trendelenburg] pubblicava la sua prolusione accademica dal titolo De Aristotelis categoriis, in cui anticipava la sua tesi, divenuta subito assai celebre, sul «filo conduttore grammaticale» nella deduzione delle categorie aristoteliche.

    Nel 1846 pubblicava la sua Geschichte der Kategorienlehre, contenente due saggi: un primo dal titolo Aristoteles Kategorienlehre e un secondo dal titolo Die Kategorienlehre in der Geschichte der Philosophie. Il primo è senza paragone più denso e originale del secondo. Infatti, il primo è di quasi duecento pagine, mentre il secondo, che va dai Presocratici a Hegel e alle Logische Untersuchungen dell’autore stesso, è di poco più di centosessanta pagine. L’originalità del Trendelenburg si manifesta, comunque, a tutti gli effetti, soprattutto nel primo." (Giovanni Reale, p. 32)

  31. Valore, Paolo. 1999. La categoria di sostanza in Aristotele: Cat. 1 b 25-4 b 19 Milano: CUEM.

  32. Wesoly, Marian. 1984. "Verso un' interpretazione semantica delle categorie di Aristotele." Elenchos.Rivista di Studi sul Pensiero Antico no. 5:103-140

    Versione originale in tedesco: "Zur semantischen lnterpretation der aristotelischen Kategorien", Symbolae Philologorum Posnaniensium, 6, 1983, pp. 57-

    72.

  33. Zanatta, Marcello. 2010. "Omonimia, non-omonimia e sinonimia nell'«argomento dei relativi» del De Ideis " Éndoxa: Series Filosóficas no. 25:13-42

    Riassunto: "La nozione di «non-omonimia» surruga nel Perì ideon quella di sinonimia, istituita nelle Categorie sulla base della già effettuata critica delle Idee platoniche, in un momento, quale quello della composizione del Perì ideon, in cui Aristotele si accinge a operare detta critica. L’uso, qui, della nozione di sinonimia avrebbe infatti comportato l’introduzione di una nozione non ancora fondata."

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